La disparition des lucioles

Sébastien Pilote voleva realizzare un film leggero e pieno di vita, che ricordasse quasi una “canzone pop”, e ci è riuscito.

Dalla sezione ufficiale del 36esimo Torino Film Festival, “La Disparition Des Lucioles” è proprio così. É la storia di un’adolescente come tante altre: sempre annoiata, sempre arrabbiata, con tanta voglia di evadere. Il pittoresco ambiente che abita certo non la aiuta: è una piccolissima cittadina di mare del Quebec, quasi deserta, immersa in un’afosa e noiosa estate. Léonie, detta Leo, (interpretata da Karelle Tremblay) è insofferente nei confronti di tutti quelli che la circondano, e nutre un odio particolare verso il patrigno, speaker radiofonico da quattro soldi. 

Poche le vie di fuga dalla sua monotona esistenza: un autobus che prende all’ultimo momento per essere portata altrove e Steeve, un musicista timido più grande di lei, che vive rinchiuso nello scantinato della casa di sua madre. Davanti a Léo, il futuro: incerto, ancora lontano, ma già troppo caricato di aspettative. “Perché tutti si preoccupano continuamente del futuro?” la sentiremo chiedere a Steeve, “Il futuro durerà a lungo, e io non ho alcuna fretta”.

Non è facile empatizzare con la protagonista, spesso maleducata e impertinente, anche con chi effettivamente non lo meriterebbe, lontana persino dallo spettatore nella sua costante estraniazione dal mondo. Ma probabilmente la cosa è voluta, perché anche nella vita non è sempre facile capire il carattere e le motivazioni di chi ci circonda. Léo risulta essere quindi un personaggio vero, autentico, a differenza dei soggetti di contorno, forse un po’ stereotipati (il chitarrista senza talento e ambizioni, la madre quasi dispotica e il suo nuovo compagno antipatico, l’ex marito vittima del divorzio…).

Niente di nuovo quindi, ma d’altra parte l’obiettivo del regista era proprio questo, raccontare senza tanti fronzoli l’adolescenza, la musica, l’amore. Nasce così un film leggero e senza troppe pretese, ma gradevole da guardare.

Elisa Scardinale